LA FOTO DEL SECOLO - La prima foto di un buco nero. Una conferma della relatività di Einstein
 
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    LA FOTO DEL SECOLO

    La prima foto di un buco nero. Una conferma della relatività di Einstein

    Durante i lunghi mesi di lavoro gli scienziati, che la vedevano formarsi, l’avevano già battezzata la "foto del secolo". Stiamo parlando della prima foto di un buco nero svelata al mondo intero il 10 aprile scorso. Da questa si può notare la linea dell’orizzonte degli eventi, lì dove spazio e tempo si accartocciano e tutto ciò che ne valica il limite viene risucchiato e dal quale nemmeno la luce può emergere. Ciò conferma la teoria esposta da Einstein nella relatività.

    Nella foto può essere individuata una struttura ad anello con una regione centrale dalla quale non arrivano fotoni, radiazioni elettromagnetiche, ovvero non vi è nessuna forma di luce. E’ l’ombra del buco nero al centro di M87, una enorme galassia a circa 55 milioni di anni luce dalla Terra. Questa foto, che cambia il corso dell’astrofisica moderna, è stata sviluppata grazia all’osservazione simultanea di otto radiotelescopi in tutta la Terra.

    E' opportuno ricordare che sono passati 100 anni da un’altra “foto del secolo” che rivoluzionò la fisica moderna agli occhi del grande pubblico e che fu garanzia della veridicità della relatività di Einstein. La foto fu scattata durante l’eclissi solare del 29 maggio 1919 da Sir Arthur Stanley Eddington, nella quale comparivano stelle in una posizione diversa da quella che avrebbero dovuto occupare: era la prova che il campo gravitazionale del Sole era in grado di deviare anche la luce, predizione fondamentale della teoria della Relatività. Adesso, con la foto pubblicata pochi giorni fa, siamo davanti a un altro disco nero che oscura la vista della luce di sfondo, quella emessa dal gas caldo, che circonda questo ciclope cosmico, in caduta verso l’orizzonte degli eventi. La massa del buco nero fotografato è circa sette miliardi di volte quella del Sole e con un diametro di 40 miliardi di chilometri. Questo comporta che il suo orizzonte sia molto esteso e per questo è stato scelto come uno degli obiettivi del progetto Eht, Evente Horizon Telescope, al quale hanno partecipato sessanta Istituti scientifici del mondo.

    La domanda che sorge spontanea è:  "Com’è possibile osservare un buco nero?"    Prima di tutto bisogna comprendere che con l’affermazione “è stato osservato un buco nero”, in realtà si vuol dire che sono stati visti gli effetti di quell’oggetto sulla materia e sui gas che lo circondano, e sulla luce, quando gli passa accanto, in quanto devia  la sua traiettoria. Detto ciò, se si parla di un buco nero molto attivo, esso divora gas e proietta  getti di materia a velocità prossima alla luce, ed è, proprio grazie a questa radiazione, che possiamo osservare un buco nero lontano milioni o miliardi di anni luce. Ma soprattutto si è riusciti a fotografare un buco nero grazie alla lungimirante tecnica utilizzata, la “interferometria a lunghissima base”, che consiste nell’ utilizzare vari telescopi, in questo caso otto, a migliaia di chilometri l’uno dall’altro, dalle Ande Cilene alle Hawaii, dal Messico alla Spagna, dagli Usa all’Antartide, che puntano contemporaneamente verso lo steso angolo di cosmo, come se formassero un’unica, gigantesca parabola grande quasi come l’intero pianeta Terra.

    A farci comprendere l’importanza di questo evento sono le parole stesse di Shep Doeleman, radioastronomo americano e direttore del progetto, sopra citato, Eht : “Quello che stiamo facendo è dare all’umanità la possibilità di vedere per la prima volta un buco nero, una sorta di “uscita a senso unico” dal nostro universo [...] questa è una pietra miliare nell’astronomia: un’ impresa scientifica senza precedenti.”   

     Edoardo Lupi

    di Edoardo lupi


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