Intervista alla scrittrice Donatella Di Pietrantonio - L’Arminuta, il suo ultimo romanzo, sarà un film
 
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Intervista alla scrittrice Donatella Di Pietrantonio

L’Arminuta, il suo ultimo romanzo, sarà un film

Il 10 Febbraio è avvenuto l’incontro con Donatella Di Pietrantonio, autrice del romanzo “L’Arminuta”, vincitore del Premio Campiello 2018 ed in corso di ristampa in 14 Paesi.

La scrittrice vive a Penne, dove esercita la professione di dentista pediatrico.

Avrebbe mai pensato che a distanza di un anno dalla pubblicazione del suo romanzo, quest’ultimo sarebbe potuto diventare un film?

No, non me lo aspettavo però è anche vero che secondo coloro che si occupano di cinema il libro è scritto già in una maniera molto cinematografica. Sono presenti immagini e scene descritte in un modo che fa già pensare alla trasposizione sul grande schermo.

Sono stata molto felice quando mi hanno comunicato che il testo poteva prestarsi molto bene alla sceneggiatura di un film.

A questo proposito, è risaputo che molto spesso la trama di un film (soprattutto per esigenze cinematografiche) non segue mai pedissequamente quella del libro. Lei che giustamente collaborerà alla sceneggiatura, ha già in mente qualche cambiamento?

 Sicuramente. Per adesso io e i miei collaboratori siamo ancora nella fase di analisi del soggetto, quindi è stata fatta una sintesi estrema del testo. Tuttavia c’è già qualche piccolo cambiamento da fare, perché ovviamente le esigenze del grande schermo sono diverse rispetto a quelle narrative; più che altro bisognerà eliminare tutto ciò che non è strettamente funzionale alla trasposizione cinematografica.

La protagonista, che nella storia è indicata con l’espressione dialettale che ha dato il titolo al romanzo, continuerà a non avere un nome?

Questo non lo sappiamo ancora.

La protagonista non ha un nome in quanto ha un problema con la sua identità. Nel momento in cui viene restituita dalla famiglia adottiva a quella biologica che lei non conosce e giustamente non può ricordare, è come se perdesse la sua identità. Proprio per questo non le ho dato un nome e ho deciso di lasciarle solamente il soprannome che sintetizza la sua condizione tragica.

In fondo il nome è ciò che più immediatamente rappresenta la nostra identità al mondo.

All’interno del film resterà il legame con il territorio dell’Abruzzo?

Spero proprio di sì.

Il regista, la sceneggiatrice e il produttore sono già stati qui a Penne perché avevo il desiderio di mostrare loro quelli che sono i luoghi in cui ho immaginato la storia.

Certamente per loro sarebbe più comodo girare le scene nel Lazio, ma molto probabilmente saranno girate in Abruzzo in quanto, non appena hanno visitato questi luoghi, loro hanno subito detto che non potrebbe essere ambientato altrove.

Tornando invece sul suo ruolo di scrittrice, vorrei chiederle dei consiglio per i giovani che intendono avvicinarsi al mondo della scrittura.

Il primo consiglio è quello di crederci fino in fondo e di perseguire l’urgenza narrativa, se reale ed autentica.

Io ad esempio non ci ho creduto da subito, arrivata a questo punto certamente non rinnego la mia formazione medico-scientifica ma se avessi inseguito la mia ambizione sin dall’inizio avrei sicuramente scritto più libri.

Il secondo consiglio invece è quello di coltivarsi e formarsi nella direzione della scrittura, frequentando ad esempio delle scuole di scrittura creativa e soprattutto leggere.

Questa è la chiave di tutto. Ogni scrittore è in primis un grande lettore.

 

Si ringrazia profondamente la dottoressa per la disponibilità dimostrata.

Laura Bufarale



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